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Il nostro parere
sull’elettricità
L’elettricità è stata una scoperta scientifica importantissima: ha
cambiato notevolmente il corso della vita umana, accelerando il progresso
tecnico-scientifico. L’elettricità è diventata infatti il migliore
servitore dell'uomo e il simbolo del mondo moderno. Illumina le
abitazioni, fa funzionare le fabbriche e rende vicini i popoli più
lontani. Ha contribuito a rivelare i segreti delle stelle, degli atomi e
della vita stessa. Se il XIX secolo ha visto la realizzazione di molte
scoperte sull’elettricità, il XX secolo può essere definito come il secolo
dell'elettricità e, a partire dagli anni ‘60, anche dell'elettronica (che
produrrà il personal computer e quindi internet). All'inizio del Novecento
l'illuminazione stradale e domestica, i mezzi di trasporto basati su
motori elettrici (tram, treni, metropolitane, filobus) cambiarono
radicalmente la vita quotidiana dell’uomo. In particolar modo
l’illuminazione elettrica fece delle città luoghi vivibili anche di notte.

Cos’è l’elettricità
L'elettricità è una proprietà della materia, riscontrabile in presenza o
in movimento di cariche elettriche, che si manifesta come attrazione o
repulsione di elettroni. Più in generale, è l'insieme dei fenomeni fisici
e chimici causati da essi.
Insieme al magnetismo, costituisce l'interazione detta elettromagnetismo.
L'elettricità è responsabile di molti fenomeni fisici come il fulmine, il
campo elettrico e la corrente elettrica (con cui è comunemente confusa) e
rappresenta l'elemento essenziale di alcune applicazioni industriali come
l'elettronica e la potenza elettrica.
La carica elettrica può essere misurata, pesata ed utilizzata, ma non può
essere definita in termini facilmente comprensibili, perché, come per lo
spazio, il tempo e la massa, è difficile darne una esauriente definizione.
Un semplice modo di definirla è di osservare i suoi effetti. Un oggetto
dotato di una carica elettrica esercita una forza ad una certa distanza su
un altro oggetto avente una carica elettrica. Gli oggetti con una carica
elettrica possono sia attrarsi sia respingersi l'un l'altro. La carica
elettrica e la massa non sono in rapporto quando gli oggetti sono
immobili. Gli esperimenti dimostrano che vi sono due diversi tipi di
carica elettrica. Il primo di questi è denominato carica positiva o carica
+, ed è associato ai nuclei degli atomi di tutte le materie. Il secondo è
la carica negativa o carica -, ed è propria di tutti gli elettroni che
circondano il nucleo dell'atomo. In genere, la carica positiva del nucleo
è esattamente uguale alla somma delle cariche negative degli elettroni che
lo circondano.
Il verso delle forze, che agiscono tra gli oggetti aventi una carica
elettrica, dipende dal tipo di carica su questi oggetti. Ad esempio, se
due oggetti hanno lo stesso tipo di carica, siano entrambi positivi o
entrambi negativi, gli oggetti si respingono. Quando i due oggetti hanno
carica opposta, essi si attraggono l'uno con l'altro. Questa forza
elettrica d'attrazione, tra i nuclei positivi e gli elettroni negativi,
lega questi ultimi al nucleo. In un certo senso, l'elettricità tiene
insieme tutto il mondo.
La quantità complessiva di cariche elettriche resta praticamente costante
nel mondo. Poiché i due tipi di carica hanno effetti opposti, il risultato
normale complessivo è di neutralità elettrica, o apparente mancanza di
carica. Pertanto, al fine di osservare gli effetti di carica in quantità
abbastanza grandi di materia, sarà necessario turbare l'equilibrio normale
e produrre un eccesso di carica nell'oggetto nel modo voluto.
In numerose sostanze solide, in certe condizioni, è possibile sia
aggiungere che sottrarre un buon numero di elettroni senza turbare
seriamente la struttura. In altre parole, i nuclei atomici tendono a
restare fissi nella loro posizione, ma gli elettroni si possono spesso
muovere. Per dare una carica negativa, si dovrà solo aggiungere elettroni
in eccesso.
Quando si vede un segno negativo applicato ad una carica, si deve
ricordare che esso sta ad indicare solamente un numero in eccesso di
elettroni.
Dal punto di vista elettrico, è possibile classificare, grosso modo, tutte
le sostanze componenti la materia in due grandi gruppi. I tipi di sostanze
che contengono un numero relativamente grande di elettroni liberi, che si
possono muovere da un atomo all'altro, sono denominati conduttori
elettrici. Le sostanze nelle quali gli elettroni non sono liberi di
muoversi sotto una sollecitazione moderata sono denominate isolanti
elettrici. La maggior parte dei metalli è conduttrice di elettricità
sebbene in modo diverso dai conduttori usati dal chimico, come le
soluzioni acquose degli acidi, delle basi o dei sali. D'altro canto, la
maggior parte delle sostanze non metalliche è elettricamente isolante.
Naturalmente, non esiste né un conduttore perfetto, né un isolante
perfetto, però, in pratica, un certo numero di sostanze serve assai bene a
questo scopo. Ad esempio, l'argento, il rame, l'alluminio e persino
l'acciaio sono spesso adatti come conduttori, mentre il vetro, la
porcellana, la maggior parte delle materie plastiche e l'aria secca sono
buoni isolanti.
Elettricità e magnetismo
Lo spazio intorno ad un elettrone o un qualsiasi altro oggetto
avente una carica elettrica sembra trovarsi in uno stato di
sollecitazione, denominato campo elettrico. È questo che interferisce con
i campi elettrici di altri oggetti elettricamente carichi e provoca le
forze reciproche tipiche di tali oggetti. Ma se si imprime un movimento
agli elettroni, il loro percorso viene circondato da un altro nuovo campo,
denominato campo magnetico. La forza di questo campo è direttamente
proporzionale sia al numero di elettroni in movimento sia alla velocità a
cui si muovono, ossia, in altri termini, alla corrente. Pertanto, se si fa
passare una corrente attraverso una bobina, convenientemente predisposta,
di filo di rame, questa bobina di filo si comporterà come un magnete
d'acciaio, attraendo o respingendo altre bobine simili di filo. Avvolgendo
una tale bobina su una struttura di ferro o nucleo, si rafforzerà il campo
magnetico prodotto. Se si dispongono parecchie bobine di filo attorno ad
un nucleo di ferro, libero di ruotare, collocandole nel campo di grande
intensità di una serie di bobine fisse, percorse da corrente, si
otterranno notevoli forze meccaniche. Queste faranno ruotare le bobine
mobili, le quali compiranno un lavoro meccanico. Tale apparecchio è
denominato motore elettrico. Attualmente, i motori elettrici fanno
funzionare tutti i tipi di macchinario, dai delicati trapani del dentista
alle gigantesche macchine delle fabbriche moderne. Vi possono essere
numerosi motori elettrici in un'abitazione.
Corrente alternata e continua
Fino a questo punto, si è accennato che, in un qualsiasi
circuito dato, gli elettroni si muovono sempre nello stesso senso
internamente ad esso. Qualche volta, però, la corrente non resta costante,
sia per quanto riguarda la forza che il senso. Un sistema o un circuito
del tipo suddetto è denominato sistema a corrente diretta o continua. Un
esempio di tale circuito è dato da un qualsiasi circuito potenziato da
batterie, per esempio, un lampo al magnesio, oppure un impianto elettrico
nelle automobili. Tuttavia, non è necessario che la corrente vada sempre
in un senso. Si usano numerosi circuiti elettrici, in cui la corrente
inverte regolarmente il senso del suo flusso nel circuito. Questo tipo di
circuito è denominato a corrente alternata. I circuiti elettrici più
comuni e maggiormente impiegati sono a corrente alternata. In un circuito
a corrente alternata, è necessario specificare anche la frequenza, oltre a
specificare l'intensità di corrente e la tensione del circuito, come
invece è sufficiente per il circuito a corrente diretta. La frequenza
misura la metà del numero di volte che la corrente cambia direzione in un
secondo. Nella maggior parte delle reti di distribuzione di energia
elettrica la frequenza è di 50 periodi o cicli al secondo. Questo
significa che la corrente fluisce in un senso per 1/100 di secondo, e così
via. (Naturalmente, questi cambiamenti sono fatti gradualmente, in modo
che la corrente nel circuito cambia con continuità sia per quanto riguarda
l'intensità sia per il senso). I circuiti per le radio emittenti
richiedono frequenze di milioni di cicli, quelli per la televisione
centinaia di milioni di cicli al secondo.
Trasformatori
Il vantaggio pratico dei sistemi a corrente alternata consiste
innanzitutto nel fatto che si può elevare o ridurre la tensione con
l'impiego di un apparecchio denominato trasformatore. Il trasformatore è
composto semplicemente da due bobine separate,
isolate, di filo
avvolto sullo stesso nucleo di ferro magnetico. Una corrente alternata,
che fluisce nella prima bobina, produce un campo magnetico mutevole nel
nucleo e induce una tensione variabile periodicamente nella seconda
bobina. Predisponendo opportunamente la misura del nucleo e il numero di
spire di filo sulle bobine, si potranno elevare o ridurre le tensioni a
volontà. Pertanto, il trasformatore permette l'impiego di una tensione
relativamente bassa, per ragioni di sicurezza, nelle abitazioni, pur
permettendo che venga trasmessa, da una centrale elettrica lontana, una
tensione assai più elevata. Si possono adoperare trasformatori per ridurre
ulteriormente la tensione, per campanelli di casa, giocattoli elettrici e
altre piccole applicazioni. Non si può utilizzare il trasformatore su un
circuito a corrente continua, poiché la corrente, e quindi il campo
magnetico non cambiano.
L'elettricità come onde radio
Quando la frequenza è sufficientemente elevata, si potrà
immettere in una antenna corrente alternata la quale irradierà onde
elettromagnetiche nello spazio. Queste onde sono variazioni di campi
magnetici ed elettrici collegati, che si diffondono dall'antenna e possono
portare gli impulsi telegrafici, la voce o le immagini a grandi distanze.
Questa è la base della RADIO e della televisione. Qualora sia necessario,
la corrente alternata può essere facilmente convertita in corrente
continua costante mediante l'impiego di un raddrizzatore. Più difficile è,
invece, trasformare la corrente continua in corrente alternata, qualora
ciò fosse richiesto, in particolare per applicazioni di notevole potenza.
La corrente continua è essenziale nelle industrie elettrochimiche, ad
esempio per la lavorazione dell'alluminio, del magnesio o del rame.
Attualmente, anche la corrente per la radio, la televisione e altri
apparecchi elettronici è costituita da corrente continua pur funzionando
l'alimentazione in corrente alternata. Quindi, anche i circuiti a corrente
continua hanno i loro particolari impieghi.
Elettricità statica
Quando il clima è freddo e secco, può succedere di ricevere una
scossa camminando su un tappeto di lana o toccando una maniglia di
metallo. Se è buio, si può vedere una scintilla. Qualche volta si vedono
scintille pettinandosi i capelli. Queste scosse e queste scintille sono
causate dall'elettricità statica. L'elettricità statica è l'accumulo
superficiale di cariche elettriche su di un corpo composto da materiale
isolante. L'elettricità statica é prodotta generalmente per strofinamento
di materiali isolanti, ad esempio abiti in tessuto sintetico, soprattutto
in ambiente secco, e può raggiungere valori di tensione estremamente alti,
anche decine di migliaia di volt.
Questo fenomeno é stato osservato e descritto fin dall'antichità. I greci
effettuarono esperimenti in tal senso con l'ambra gialla, dal cui nome
greco, elektron, prende il nome la nostra elettricità.
La produzione di elettricità per la casa e
l'industria
Non solo la corrente elettrica produce un campo magnetico:
anche un campo magnetico produce corrente elettrica. Al
principio del XIX
secolo, si scoprì che facendo variare in un qualsiasi modo un campo
magnetico, si stabilisce una tensione elettrica nello spazio occupato dal
campo che cambia. E se questa variazione si verifica in una bobina di
filo, la tensione (il voltaggio) farà la sua comparsa fra una estremità e
l'altra di detta bobina. Questa tensione, quando viene provocata in un
circuito adatto, vi produrrà corrente. Questo è il principio attualmente
adoperato per generare l'energia elettrica commerciale in grandi quantità.
Si avvolge una serie di bobine intorno ad un nucleo di ferro libero di
ruotare e accoppiato ad una potente turbina a vapore o motore diesel. Si
collocano queste bobine, ruotanti in un traliccio di bobine fisse. Si fa
passare una corrente costante attraverso le bobine ruotanti per
magnetizzarle, e il nucleo viene fatto ruotare da un motore a vapore o
diesel. Il nucleo, mentre ruota, costringe il campo magnetico nella bobina
fissa a variazioni periodiche, generando in essa una grande quantità di
energia elettrica. Questa è, quindi, trasmessa da una rete di fili alle
abitazioni e alle industrie.
Storia dell'elettricità
L'elettricità è una proprietà fondamentale della materia,
diffusissima in natura, dove si manifesta spesso in modo molto evidente,
come nei fulmini. Attraverso varie tappe l’uomo ha esplorato questa forma
di energia e ha potuto sfruttarla.
Antichità e medioevo
I primi studi dei fenomeni risalgono probabilmente a Talete di Mileto. Il
filosofo greco studiò le proprietà elettriche dell’ambra, la resina
fossile che se viene sfregata attrae altri pezzetti di materia: il suo
nome greco era elektron, e da questo termine deriva la parola elettricità.
In Medio Oriente sono stati recuperati vasetti babilonesi di terracotta
che contenevano forse le prime rudimentali pile, usate per far depositare
strati di metallo sugli oggetti. Lo scrittore latino Plinio il Vecchio
nella sua "Naturalis Historia" ("Storia Naturale"), descrisse anch'egli le
proprietà dell'ambra: Anche Lucio Anneo Seneca si occupò di fenomeni
elettrici, distinguendo tre diversi tipi di fulmini. Il Venerabile Beda,
monaco inglese dell'VIII secolo, descrisse proprietà analoghe a quelle
dell’ambra in un tipo particolare di carbone compatto: il giaietto.
Gli studi scientifici
Le osservazioni del fenomeno erano riprese dalla fine del XVI secolo:
Galileo Galilei pensava vi fosse coinvolto il movimento dell'aria per il
riscaldamento dovuto allo strofinamento. Robert Boyle osservò tuttavia nel
1676 che i fenomeni elettrici sembravano verificarsi anche nel vuoto. Otto
von Guericke costruì nel 1660 una macchina elettrostatica. L'interesse per
il fenomeno dell'elettricità si diffuse anche come curiosità e gioco nei
salotti settecenteschi e come immaginario e rivoluzionario metodo di cura.
Nel contempo proseguivano gli studi scientifici: Stephen Gray nel 1729
studiò la conducibilità dei corpi, e i termini di conduttore e isolante
furono introdotti da Jean Théophile Desaguiliers nel 1740. Charles de
Cisternay du Fay individuò nel 1733 l'energia elettrica vetrosa e resinosa
(ossia positiva e negativa). Le macchine elettrostatiche e gli strumenti
di misurazione venivano intanto continuamente perfezionati e si
elaboravano teorie scientifiche che tentavano di spiegare il fenomeno.
Pieter van Musschenbroek nel 1745 realizzò casualmente, il primo
condensatore, la bottiglia di Leida. William Watson l'anno dopo scoprì che
l'elettricità si trasmetteva anche per lunghe distanze quasi
istantaneamente.
Benjamin Franklin
Il fenomeno delle bottiglie di Leida venne spiegato da Benjamin
Franklin, che riprendendo un'idea d i
Watson elaborò la teoria
dell'Unicità del
fluido elettrico (1754), secondo la quale l'elettricità era costituita da
un unico fluido elettrico, composto da particelle che si respingevano tra
loro, mentre erano attratte dalle particelle di materia: se il fluido era
in eccesso si aveva l'energia di tipo vetroso (positiva), se era in
difetto si aveva energia di tipo resinoso (negativa). La teoria venne
accettata da diversi scienziati e Giambattista Beccaria che aveva
osservato nel 1753 la forma diversa delle scintille di scarica
dell'energia positiva (a forma di fiocco) o negativa (a forma di
stelletta), la spiegò mediante la teoria di Franklin e la conseguente
invenzione del parafulmine (primo impianto parafulmine nel 1760, sulla
base degli studi sui fulmini iniziati dal 1747). Nel frattempo Joseph
Priestley ipotizzò nel 1766 che la forza di attrazione tra due corpi fosse
inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza e scoprì che la
carica elettrica si distribuiva in modo uniforme su una superficie
sferica. Tra il 1785 e il 1791 Charles Augustin de Coulomb utilizzando una
bilancia di torsione, uno strumento con cui misurare la forza del campo
elettrico, riuscì a dimostrare sperimentalmente ed enunciare,
indipendentemente da Priestley, la medesima legge, conosciuta quindi come
legge di Coulomb.
Luigi Galvani osservò
delle contrazioni muscolari nelle zampe di una rana a contatto con un
conduttore metallico e ipotizzò la presenza di un'elettricità animale in
due opere pubblicate nel 1791 e nel 1794.
Alessandro Volta, si occupò inizialmente dell'elettricità statica: entrato
in corrispondenza con il Beccaria ,
si oppose alla sua spiegazione dell'elettricità vindice, ritenendo invece
che il contatto dei corpi non annulla l'energia, ma solamente il suo segno
positivo o negativo. Volta polemizzò inoltre con Galvani, ipotizzando che
l'elettricità animale derivasse piuttosto dal contatto con due metalli
diversi: sulla base di questa idea, nel 1799 Volta inventò la pila
(generatore statico di energia elettrica), che inizialmente chiamò
apparato elettromotore.
Hans Christian Ørsted (o Oersted) osservò nel 1820 la relazione tra
corrente elettrica e fenomeni magnetici, sviluppando la teoria
elettromagnetica. I suoi studi furono proseguiti da André-Marie Ampère che
enunciò le leggi dell'elettromagnetismo, nell'opera pubblicata nel 1826.
Nello stesso anno Georg Simon Ohm enunciò la legge di Ohm sulla resistenza
elettrica. Continuando le ricerche in campo elettromagnetico Michael
Faraday scoprì nel 1831 l'induzione elettromagnetica, il principio alla
base dei motori elettrici. A lui si devono inoltre l'enunciazione delle
leggi dell'elettrolisi e l'invenzione della gabbia di Faraday. Sviluppò
infine la teoria secondo la quale l'elettricità non era un fluido, bensì
una forza, trasmessa da una particella di materia all'altra.
Le prime grandi applicazioni
Faraday
Negli anni 1830 Faraday mise a punto il primo generatore elettromagnetico
di corrente elettrica (dinamo e alternatore). Joseph Henry, aveva
perfezionato un elettromagnete di particolare potenza permettendo in tal
modo la trasmissione dell'energia elettrica a grande distanza. Negli
stessi anni, Samuel Finley Breese Morse sfruttò il passaggio di
elettricità in un filo conduttore come strumento per comunicare, giungendo
all’invenzione del telegrafo con i fili, perfezionato da Charles
Wheatstone in collaborazione con William Fothergill Cooke. Nel 1847 Ernst
Werner von Siemens inventò un altro modello di telegrafo e fondò la
compagnia Siemens. Nel 1851 Henrich Daniel Ruhmkorff costruì il primo
rocchetto ad induzione (rocchetto di Ruhmkorff). Nel 1866 Heinrich Rudolf
Hertz scoprì le onde elettromagnetiche e le loro possibilità di
trasmissione attraverso il vuoto e nel 1873 James Clerk Maxwell pubblicò
la propria teoria sulla natura unitaria della luce e dei campi
elettromagnetici.
Negli
anni 1870 videro la luce alcune delle invenzioni più importanti del XIX
secolo: il telefono
di
Antonio Meucci (brevettato da Alexander Graham Bell, fondatore della Bell
Telephone Co.), il fonografo (1877) di Thomas Alva Edison e la lampadina a
incandescenza, che lo stesso Edison migliorò, dopo aver acquistato i
precedenti brevetti (tra cui quello di Joseph Wilson Swan), e
commercializzò a partire dal 1879. Nel 1880 un modello perfezionato di
lampadina venne costruito da Alessandro Cruto, che fondò una piccola
industria ad Alpignano TO, più tardi assorbita dalla Philips.
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Edison e Ford |
Thomas Alva Edison e
la prima lampadina |
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Negli anni 1880 si
costruirono le prime centrali elettriche. Nel 1885 Galileo Ferraris
inventò il campo magnetico ruotante, alla base del motore elettrico
polifase, brevettato negli Stati Uniti da Nikola Tesla; Hendrik Antoon
Lorentz formulò nel 1892 la teoria elettronica della materia e nel
1897 Joseph John Thomson dimostrò l'esistenza dell'elettrone.
Nel 1906 Albert Einstein propose una teoria sulla luce come composta
da fotoni.
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Guglielmo Marconi realizzò nel 1895 la prima trasmissione a distanza
tramite le onde radio e nel 1901 la prima trasmissione del telegrafo senza
fili attraverso l'Atlantico. Da tali principi avrà origine la radio nel
1922.

Il
nostro parere sul futuro dell’elettricità
Se per un qualsiasi motivo l’elettricità venisse a mancare la
società di oggi non saprebbe con quale altro bene sostituirla : si
fermerebbero treni, tram, aeroporti, sale operatorie, industrie, computer
e tutto ciò che per l’uomo è divenuto oggi indispensabile. Quindi il
futuro senza elettricità sarebbe un ritorno al passato.
I pro e i contro
Dei benefici dell’elettricità abbiamo già ampiamente trattato in questa
ricerca; ma… c’è un ma: sembra che le onde elettromagnetiche possano
provocare danni all’uomo. Non esistono prove scientifiche al riguardo e
noi siamo sicuri che gli scienziati sono all’opera per verificare la
verità di tale ipotesi. Sicuramente ci saranno eventuali precauzioni da
prendere o ne verranno studiate affinché l’elettricità e il suo impiego
continuino ad essere un Bene per l’umanità.
LA MIA
STANZA SENZA L'ELETTRICITÀ

PER SORRIDERE…
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Stampa del 1752
sull’esperimento di Franklin… |
L’esperimento visto da
noi… |
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Galvani e la rana |
Galvani e Volta fanno
questione |
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Thomas Alva Edison e la
sua invenzione |
Caricatura di Edison |
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Di Chiara S.
Giovanna T.
Giulia G. |
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Cos’è la vaccinazione
La vaccinazione è una somministrazione di una sostanza a un organismo, per
provocare uno stato di immunizzazione attiva verso una determinata
malattia. Il vaccino è costituito da microbi o virus morti o attenuati e
da materiale di disintegrazione dei germi stessi.
Lo stato di immunizzazione conferito con la vaccinazione dura per anni e
rinforzato dalle vaccinazioni di richiamo anche per tutta la vita. In
Italia la difterite, la poliomielite, l’epatite b, il tetano, il morbillo,
la rosolia sono malattie infettive contro le quali viene oggi attivata la
vaccinazione estensiva obbligatoria.
La vaccinazione antivaiolosa non è obbligatoria dal 1977 perché la
malattia è estinta.
Vaccinazioni selettive obbligatorie vengono effettuate in certe categorie
di persone più esposte a determinate malattie infettiva e in categorie
che,in caso di infezioni rappresenterebbero un pericolo per la
collettività.
Abbiamo fatto un disegno su come ci viene fatto il vaccino e sulle
conseguenze:

Il virus tradizionale usato fin dagli anni ’40 contiene cellule batteriche
inattivate col calore.
I ricercatori italiani hanno invece seguito un’altra strada. Hanno isolato
e poi clonato il gene che produce la tossina e hanno individuato
l’amminoacido che conferisce la tossicità alla molecola.
Il risultato è stato quello di un batterio mutante che produce “tossine
non tossiche” le quali attivano ugualmente la risposta immunitaria contro
la malattia senza però alcun rischio di provocare effetti collaterali.
La vaccinazione è la strategia sanitaria più importante per combattere le
malattie più diffuse nel mondo.
Ancora oggi muoiono ogni giorno 8000 bambini perché non sono vaccinati
contro malattie per le quali esistono da tempo vaccini.
Storia del vaccino
Il primo
esperimento di vaccinazione fu effettuato da Jenner nel 1796 e,
specificatamente, contro il vaiolo. Questa vaccinazione, venne effettuata
inoculando in un uomo una piccola quantità di essudato di lesioni di una
malattia molto simile al vaiolo, benigna per l’uomo. Anni più tardi si
sviluppò un metodo che permise la conservazione del vaccino, permettendone
il trasporto anche in località distanti.
Pasteur proseguì le ricerche, arrivando ad inoculare prodotti patologici
della malattia, con conseguente creazione nell'organismo di anticorpi
contro la malattia stessa.
Le sue conclusioni portarono alla creazione dei vaccini costituiti da
germi attenuati, di cui il vaccino antirabbico fu il primo (1885).
Nel 1895 venne creato il vaccino contro la peste da parte di Calmette,
Haffkine, Shiga e Besredka. Dello stesso periodo anche il vaccino contro
il colera di Ferrand, Haffkine, Kolle e Castellani. Le prime anatossine
contro la difterite sono opera di Ramon (1923), mentre il vaccino
antitubercolare fu ottenuto da Calmette e Guérin.
Le prime vaccinazioni antipoliomielitiche sono del 1955 con il metodo dei
virus uccisi predisposto da Salk, perfezionato e sostituito da quello
Sabin.
Il nostro commento
Secondo noi la vaccinazione e di conseguenza il vaccino, sono le più
importanti invenzioni nell’arco di tutta la storia.
Hanno salvato tantissime vite umane e hanno permesso di prevenire malattie
estremamente pericolose e a volte mortali come l’epatite, il vaiolo ecc…
Pensiamo inoltre che senza questa scoperta molte malattie sarebbero ancora
incurabili e pericolose per la vita umana.
Oramai è noto il meccanismo con cui alcune infezioni possono originare
tumori: la prevenzione di tali malattie si traduce quindi anche in una
prevenzione ai relativi tumori che possono causare.
Abbiamo capito che anche se a volte doloroso, il vaccino è importantissimo
per la nostra salute e ci permette di ammalarci meno e con minori rischi.
Grazie all’introduzione delle vaccinazioni di massa, alcune gravi malattie
sono state debellate ed è migliorata la qualità della nostra vita. Siamo
convinte che il vaccino porta molti vantaggi ed è indispensabile per la
nostra vita che si è molto allungata soprattutto nei paesi più
industrializzati.
Molti altri bambini muoiono invece in paesi in via di sviluppo a causa di
malattie per cui non si è trovato ancora un rimedio efficace anche perché
non hanno soldi a sufficienza per comprare le medicine per curarsi.
Secondo noi il vaccino dovrebbe essere diffuso anche nei paesi del così
detto terzo mondo come l’Africa, perché là troppi bambini muoiono alla
nascita o nei primi quattro anni di vita.
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LA RADIO |
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Di Mattia S.
Michael M. |
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Storia della radio
La radio viene inventata nel 1895, ed è un sistema di comunicazione basato
sulla propagazione nello spazio di onde elettromagnetiche appartenenti
alla banda radio. Le onde radio emesse da un’antenna trasmittente si
propagano nello spazio e vengono captate da un’antenna ricevente: questa
consiste in un conduttore di forma opportuna che, investito dall’onda la
trasforma in un segnale elettrico viene infine riconvertito nel suono
originale

Le radioonde identificate
in base alla frequenza (numero di cicli al secondo) o alla lunghezza
d’onda (distanza percorsa dall’onda in un periodo) vengono usate per scopi
diversi : nelle trasmissioni radio in radiotelegrafia ecc.
L’unità di misura della frequenza prende il nome dal tedesco Hertz.
Un tipico sistema di comunicazione radio è formato da due elementi
principali: un trasmettitore e un ricevitore. Il trasmettitore genera
oscillazioni elettriche a una determinata frequenza, che costituiscono la
cosiddetta onda portante. Per consentire la trasmissione del segnale,
l’onda portante deve essere sottoposta al processo di modulazione.
I componenti essenziali di un radiotrasmettitore sono: un generatore di
oscillazioni, che converte l’elettricità in oscillazioni di determinata
frequenza; un amplificatore, che aumenta l’intensità delle oscillazioni
mantenendo la frequenza invariata; un microfono, che converte le
informazioni da trasmettere in una tensione elettrica variabile. Altri
elementi importanti del radiotrasmettitore sono il modulatore, che usa le
tensioni prodotte dal microfono per controllare le variazioni di intensità
delle oscillazioni o la frequenza istantanea dell’onda portante, e
l’antenna, che irradia l’onda portante modulata.
Si
distinguono una modulazione a basso livello e una ad alto livello. Nel
primo caso il segnale di audiofrequenza proveniente dal microfono, non
amplificato, viene usato per modulare la frequenza generata
dall’oscillatore; la frequenza portante modulata viene poi amplificata e
inviata all’antenna; nel secondo caso le oscillazioni di radiofrequenza e
il segnale di audiofrequenza sono amplificati indipendentemente, e la
modulazione ha luogo subito prima che le oscillazioni siano inviate
all’antenna: Sulla portante il segnale può essere modulato sia in
frequenza (FM) sia in ampiezza (AM).
La modulazione di ampiezza (AM) , che consiste nel variare l’ampiezza
dell’onda portante in armonia con le variazioni di intensità di un segnale
sonoro.
La modulazione di frequenza (FM), la frequenza dell’onda portante viene
variata all’interno di un intervallo fisso a un ritmo corrispondente alla
frequenza di un segnale sonoro. Questa forma di modulazione, ha il
vantaggio di produrre segnali meno sensibili del segnale AM alle
interferenze elettriche.
Guglielmo Marconi
L’invenzione della radio è attribuita a Guglielmo Marconi, nato a Bologna
il 25 Aprile 1874, secondogenito del ricco possidente Giuseppe Marconi.

Guglielmo, viziato dalla madre, era un bambino riservato, affascinato da
qualunque congegno meccanico. La sua educazione era stata affidata per la
maggior parte a precettori privati, tranne che per pochi anni trascorsi
all’istituto Tecnico di Leghorn.
Egli aveva cominciato a interessarsi alla comunicazione senza fili intorno
al 1894, circa trent’anni dopo che lo scienziato scozzese James Clerk
Maxwell aveva descritto le onde elettro magnetiche come quella entità
fisica associata alla propagazione di variazioni dei campi elettrico e
magnetico, la luce non era che un particolare tipo di onda
elettromagnetica , e tutte le altre onde viaggiavano alla sua stessa
velocità.
Intorno al 1888 il fisico tedesco Heinrich Herz aveva infatti provato
l’esistenza delle onde di Maxwell e sperimentando la loro capacita di
trasmissione dimostrando che una scintilla creata all’interno di un
apposito strumento poteva produrre una scintilla più debole in uno
strumento identico al primo, Hertz aveva preparato la strada alla
telegrafia senza fili.
All’età di 20 anni, Guglielmo Marconi lavorava senza sosta nella sua casa
di famiglia di Bologna, cercando di trasmettere segnali sotto forma di
onde elettromagnetiche da un’estremità all’altra della soffitta. Nel 1901,
inviava il primo messaggio attraverso l’oceano, dalla Cornovaglia, in
Inghilterra.
Il successo di Marconi si può spiegare essenzialmente con due
considerazioni. In primo luogo egli lavorava in modo ossessivo. Aveva
montato un grosso apparato di bobine, fili e altri dispositivi nella
soffitta della sua casa di famiglia di Villa Grifone, dove spesso si
tratteneva fino a tarda notte a lavorare. L’interesse di Marconi invece
era più pragmatico: egli voleva sfruttare le onde per scopi pratici.
Verso la fine del 1894 Marconi era già in grado, premendo un bottone, di
far suonare un segnalatore acustico dall’altra parte della soffitta. Nel
suo lavoro era assistito dal fratello Alfonso.
Gli esperimenti di Marconi riguardavano la telegrafia senza fili, vale a
dire l’invio di messaggi in codice Morse. La trasmissione della voce – la
telefonia senza fili – venne sviluppata, perlopiù ad opera di altri
scienziati, poco dopo il volgere del secolo.
La madre di Marconi si avvalse quindi delle sue conoscenze britanniche e
introdusse il figlio a Londra, dove giunse insieme a lui nel febbraio
1896.
Gli inglesi
riconobbero il potenziale valore della telegrafia senza fili,
considerandola un utile mezzo per poter tenere unito il loro grande
impero, e accolsero con entusiasmo le dimostrazioni di Marconi. In quell’occasione
la storia racconta che sir William Prece, l’ingegnere capo degli uffici
postali di Londra, lo apostrofò dicendo “Giovanotto, lei ha fatto qualcosa
di veramente straordinario. Mi congratulo con lei”.
All’età di 27 anni Marconi, ormai ricco e famoso, aveva dato inizio
all’era della radio.
Marconi non fu l’unico di questa schiera di pionieri a diventare ricco. A
lui non interessava la radio concepita come mezzo di intrattenimento,
perché vedeva la sua scoperta primariamente come un mezzo di
comunicazione. Uno dei primi che si interessarono all’impiego della radio
come mezzo di intrattenimento, invece, fu un giovane immigrato di nome
David Sarnoff, che nel 1907 venne assunto come impiegato all’American
Marconi di New York, lavorando diligentemente, fece presto carriera. Fu
lui che, nel 1916, propose la costruzione dell’apparecchio radio, o radio
music box, come lo chiamò lui stesso, uno strumento pensato per trovare
posto in tutte le case. Dieci anni dopo guidò la fondazione della NBC e
nel 1930 divenne presidente della RCA (Radio Corporation of America).
Marconi che nel 1909 ricevette il premio Nobel per la fisica, continuò i
suoi esperimenti per tutta la vita. Nel 1914 ricevette un riconoscimento
ufficiale da parte dell’Italia, che gli conferì la carica di senatore a
vita.
Il regime fascista di Benito Mussolini, che prese il potere nel 1922, lo
esaltò come una sorta di eroe nazionale. Marconi, in ogni caso, preferiva
la scienza alla politica; si dedicò quindi alla comunicazione a onde
corte, avvicinandoci all’invenzione del radar.
Quando Marconi morì, nel 1937, tutte le stazioni radio interruppero le
trasmissioni per due minuti: per un breve lasso di tempo il mondo ebbe
modo di ricordare quanto silenzio regnasse soltanto fino a quaranta anni
prima.
L’ascolto radiofonico come pratica sociale
La radio è un mezzo di comunicazione di massa attraverso cui si
trasmettono contenuti e messaggi ad un pubblico più o meno vasto. Per
raggiungere questo scopo usa uno specifico linguaggio che varia in base al
pubblico a cui sarà diretto.
Fare radio è diventato presto un parlare, un chiacchierare in famiglia.
Dopo la nascita della televisione molti hanno pensato che potesse esserci
un suo declino ma non è stato così. La radio oggi mantiene un ascolto
diffuso per diversi motivi: ci permette di partecipare alla vita sociale
dandoci informazioni di vario genere (cronaca, meteo, ….) ci fa sentire
parte di un gruppo (esempio gli ascoltatori di RDS) e infine accompagna
diversi momenti della nostra vita come fa la colonna sonora di un film.
Il nostro pensiero personale
Da questa ricerca abbiamo capito l’importanza della radio come mezzo di
comunicazione. Infatti durante la guerra essa veniva utilizzata per
diffondere messaggi a scopo militare mentre nel dopoguerra come forma di
divertimento per i giovani che volevano evadere dalla realtà quotidiana.
Anche noi nel pomeriggio dopo i compiti o in macchina amiamo divagarci
ascoltando la radio: ci piace sentire la classifica dei dischi più
venduti, l’oroscopo oppure le informazioni sulla viabilità durante i
viaggi in autostrada.
Tuttavia tra i numerosi mezzi di comunicazione disponibili oggi, noi
preferiamo la televisione perché offre attraverso l’aiuto delle immagini
informazioni più complete.
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L'AUTOMOBILE |
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Di Andrea Z.
Luca D.
Mattia M.
Stefano V. |
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Storia dell’automobile
La nascita dell’automobile risale agli inizi del XX secolo.
Molti furono gli esperimenti che portarono ad un nuovo concetto di
movimento e ad un oggetto capace realmente di distaccarsi da mezzi più o
meno adattati ad un possibile uso automobilistico; e non si può certo dire
che l’evoluzione sia stata veloce ed immediata. Di seguito riportiamo
quelli che possono essere considerati i passaggi più espressivi di questo
processo.
Già a partire dal XVII secolo, il fisico olandese Christian Huyens eseguì
alcuni esperimenti su un motore a scoppio. Nel 1700 furono inventati
alcuni elementi essenziali dell’automobile: il differenziale, i cuscinetti
a rulli e a sfere, etc.
Nel 1785, James Watt realizzò il primo motore a vapore (l’anno prima aveva
brevettato un veicolo a motore mai costruito); pochi anni prima, in
Francia, fu realizzato per fini militari il veicolo Cugnot, ma le
soluzioni tecniche non furono utili alle successive evoluzioni della
trazione a motore.
Nel 1856, gli italiani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci realizzarono un
motore con un tale grado di perfezione da essere considerato il precursore
del quattro tempi.
Nel 1860, l’inventore belga Jean-Joseph-Etienne Lenoir costruì il primo
motore a scoppio realizzato su scala industriale, producendone 400 modelli
con una potenza compresa tra 0,5 e 8 cavalli.
All’esposizione Universale di Parigi del 1867, August Otto ed Eugen Langen
ottennero la medaglia d’oro per la costruzione di un motore molto simile a
quello dei toscani Barsanti e Matteucci. Nel 1872 nasce la Gasmotoren
Fabrik Deutz: Otto, Langen, Gottieh Daimler e Wilhelm Maybach producono in
serie il motore a ciclo Otto. Il motore subì notevoli modifiche; fu
costruito un motore che funzionava a quattro tempi, uno dei quali era di
compressione.
Gli sviluppi successivi furono tutti incentrati intorno a questo nuovo
motore; Maybach (insieme a Daimler aveva aperto una propria officina)
diminuì il rapporto peso/potenza, aumentò il numero di giri, adottò
l’alimentazione a carburante liquido.
Nel 1879, Carl Benz costruì il suo primo veicolo azionato da un motore a
ciclo Otto.
Siamo ancora molto lontani dall’automobile vera e propria; tutti gli
esperimenti finora effettuati usano veicoli leggeri (soprattutto il
velocipede, inventato nel 1861 dal carrozziere parigino Pierre Michaux)
per trasportare motori molto pesanti e poco potenti. Maybach e Daimler
concentrano i loro sforzi intorno al motore e ai suoi differenti usi; Benz
è sempre più intenzionato ad applicare un motore su un veicolo robusto e
stabile per il trasporto di persone (i materiali usati sono soprattutto
legno e metallo).
Nel 1890, i francesi Panahard e Levassor realizzarono un quadriciclo con
motore anteriore, albero di trasmissione longitudinale e trazione sulle
ruote posteriori: era nata la prima automobile. I veicoli successivi
continuarono a montare motori sempre più potenti e performanti su telai
ricavati principalmente dalla carrozza.
Dal 1936, la Mercedes Benz iniziò la produzione della 540 K W29 (406
esemplari in versione coupé e spider), la prima vettura a motore con un
telaio prettamente automobilistico.
Le tappe
1770 Joseph Cugnot inventa il primo veicolo semovente a tre
ruote con motrice a vapore.
1802 R. Trevithick costruisce la prima quattro ruote (velocità massima: 15
km/h).
1854 E. Barsanti e F. Matteucci lavorano a un progetto che alcuni anni più
tardi, grazie anche al contributo di E. Lenoir, porterà all'invenzione del
motore a propulsione a gas, poi adattato a propulsione liquida (petrolio,
benzina).
1877 S. Marcus costruisce il motore a scoppio in quattro tempi.
1884 E. Bernardi costruisce la prima automobile italiana a benzina .
1887 Gottlieb Daimler progetta e costruisce il primo motore a benzina
leggero.
1895 La ditta Michelin brevetta le prime gomme pneumatiche.
1896 Vengono fondate la Ford e la Renault.
1898 Louis Renault produce una piccola automobile dotata di cambio a tre
marce.
1899 Viene fondata la FIAT.
1900 Viene fondata la Daimler-Benz.
1906 Viene fondata l'Alfa Romeo.
1940 La Oldsmobile produce le prime auto con cambio automatico.
1950 La Rover realizza una vettura dotata di turbina a gas.
1952 Produzione di vetture Chrysler dotate di servosterzo.
1953 Una Jaguar partecipante alla 24 ore di Le Mans monta i primi freni a
disco .
1973 In Francia viene imposto l'obbligo delle cinture di sicurezza.
1974 La General Motors inventa la marmitta catalitica.
1981 Prima commercializzazione dell’airbag da parte della Mercedes.
1995 Installazione di un sistema computerizzato di navigazione
cartografica e di itinerario su un modello Renault.
Pro e contro
Pro
- ha fatto sì che gli spostamenti avvenissero più velocemente.
- ha fatto sì che i bambini possano andare a scuola anche in posti
lontani, quindi ha favorito l’istruzione.
- ha contribuito al salvataggio di vite umane grazie al trasporto di
malati in ospedale.
- ha contribuito all’economia mondiale grazie al trasporto di grandi
carichi.
Contro
- i gas emessi inquinano gravemente l’ambiente.
- il costo della benzina è molto elevato.
- se non usata con attenzione può provocare incidenti mortali.
- la rottamazione di automobili non funzionanti è un gran spreco di
risorse come metalli e terreni utilizzabili in altri modi.
Da tutto ciò possiamo dedurre che l’automobile è un’invenzione sia
positiva che negativa.
Il nostro commento
L’automobile sicuramente fu ( ed ancora è ) di grande
importanza per l’umanità sia nel campo aziendale che familiare, fu lo
sviluppo della rivoluzione dei trasporti. Per noi l’automobile è
indispensabile per la vita quotidiana perché senza di essa la civiltà
regredirebbe torneremmo ai tempi del medioevo…
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la prima automobile... |
...poi si è evoluta così |
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GLI ANTIBIOTICI
(la penicillina) |
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Di Diletta M.
Letizia E.
Maria Clara M. |
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La scoperta : That’s funny…
Lo scienziato Alexander Fleming, finita la guerra, ritornò nel suo
laboratorio di Londra e iniziò il lavoro di ricerca che, seppure in modo
parzialmente fortuito lo portò ad effettuare nel 1922 una grande scoperta.
Fleming aveva un forte raffreddore che durava da parecchi giorni: decise
allora di prelevare un campione delle proprie secrezioni nasali e di
incubarli su piastre per la coltura batterica, al fine di valutare
l'eventuale crescita di qualche colonia batterica.
Il giorno seguente,
mentre stava analizzando le colonie dei batteri cresciuti, una sua lacrima
cadde inavvertitamente sulla piastra di coltura: all'inizio Fleming non
diede alcun peso all'accaduto e dopo aver compiuto le sue osservazioni
ripose la piastra.
Il giorno dopo, riprendendo in esame la medesima coltura, si accorse con
molto stupore che i batteri erano cresciuti ovunque, tranne che in un
punto, dove si poteva scorgere chiaramente un'area tondeggiante e chiara,
proprio dove il giorno precedente era caduta la lacrima. Pensò allora che
nella lacrima potesse esserci una sostanza ad azione antibiotica naturale,
responsabile della morte dei batteri o dell'inibizione della loro
crescita: in effetti verificò in seguito che si trattava di un enzima
capace di distruggere le cellule batteriche e lo battezzò “lisozima” a
causa della sua caratteristica attività, Fleming cercò di sfruttarla per
la cura delle malattie infettive.
Purtroppo però il lisozima, che è normalmente presente nelle lacrime,
presenta solo una blanda attività antimicrobica e non è in grado di
uccidere i microrganismi patogeni più aggressivi e resistenti, quali sono
ad esempio quelli responsabili delle infezioni suppurative: l'idea di
trovare un antibiotico efficace venne perciò per il momento accantonata.
Intanto nel 1924 Alexander e Sarah ebbero un bambino, che chiamarono
Robert, il quale sarebbe poi diventato un fisico affermato.
Nel 1928 Fleming divenne titolare della cattedra di batteriologia e,
durante l'estate dello stesso anno, mentre stava svolgendo ricerche sul
presunto agente patogeno dell'influenza (che solo in seguito si scoprì
essere di natura virale e non batterica), si assentò dal suo laboratorio
per un breve periodo di vacanza di circa tre giorni, dimenticando di
distruggere alcune colture di Staphilococcus aureus.
Al suo ritorno, il 3 settembre, riprese in mano le colture che aveva
preparato prima di partire e che a vrebbe
dovuto gettare via tre giorni prima e, con un "That's funny..." ("è
buffo..."), espresse al collega Pryce tutta la propria meraviglia nel
constatare che in una piastra di Petri c'era un alone chiaro inusuale: in
quella zona, vicino a colonie fungine contaminanti (in seguito
identificate come colonie di Penicillium notatum) le colonie di
Staphilococcus aureus non erano cresciute.
Pare che Fleming non sia stato subito in grado di riprodurre il fenomeno
originale, probabilmente avvenuto in coincidenza di particolari condizioni
meteorologiche. L'estate del 1928 fu infatti molto fredda ed i batteri
crescevano lentamente sulle piastre, dal momento che non si usavano ancora
incubatori termostatati.
L'inibizione della crescita batterica in una limitata porzione della
piastra assomigliava al fenomeno che aveva osservato sei anni prima e che
era stato provocato dalla lacrima caduta casualmente sulla piastra di
coltura: questa volta, però, al centro dell'area più chiara non c'era una
lacrima, ma una muffa, contaminante.
Fleming intuì subito l'importanza della sua osservazione e la collegò a
quella fatta anni prima e invece di eliminare la coltura contaminata, fece
ulteriori esperimenti.
In seguito dichiarò: "Se non fosse stato per la mia precedente esperienza,
avrei subito buttato via la piastra perché contaminata, come molti
batteriologi devono aver fatto prima di me. E' molto probabile che altri
ricercatori abbiano visto in una coltura gli stessi cambiamenti che ho
osservato io, ma, in assenza di un interesse particolare per le sostanze
antibatteriche naturali, le colture andate a male siano state
immediatamente gettate. Invece di eliminare la coltura contaminata, io
feci alcuni esperimenti".
Il merito di Fleming
fu di riconoscere ed interpretare adeguatamente osservazioni frutto di
circostanze fortuite, aprendo in questo modo le porte allo sviluppo della
moderna terapia antibiotica, permettendo di iniziare ad affrontare
malattie che per lungo tempo erano risultate molto gravi ed in alcuni casi
mortali: la tubercolosi, le broncopolmoniti e le infezioni suppurative
postoperatorie.
Fleming identificò in un secondo momento la muffa come appartenente al
genere Penicillium. Se nei punti in cui la muffa era accidentalmente
caduta sul terreno di coltura i batteri scomparivano, significava che
questa conteneva qualche sostanza in grado di distruggerli. Quando riuscì
ad isolare ed estrarre, anche se non totalmente, questo nuovo composto, lo
chiamò penicillina: ne descrisse la stabilità a pH neutro ed acido,
l'attività selettiva sui Gram positivi e su alcuni Gram negativi ed iniziò
a studiarne la tossicità in animali da esperimento (anno della scoperta
1928/29/30 circa) .
Il nostro commento
Per noi la scoperta più importante per l’umanità è stata quella della
penicillina, fatta da Alexander Fleming nel 1928/1930 perchè grazie ad
essa molte malattie incurabili sono state curate. Basti pensare alla Prima
guerra mondiale, durante la quale molti feriti gravi persero la vita a
causa della mancanza di medicinali. Tante persone sarebbero potute
salvarsi se la penicillina fosse stata scoperta, come successe durante la
Seconda guerra mondiale.
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LA
DINAMITE |
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Di Andra M.
Federica F.
Kusum G.
Malvina B.
Sara B. |
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Il 16 luglio del 1866
l'ingegnere svedese Alfred Nobel chimico, inventore e filantropo annunciò
di essere riuscito a inventare un
esplosivo, la
dinamite, il primo esplosivo moderno, da cui derivano i detonanti al
plastico tristemente noti per il loro uso negli attentati terroristici.
Si tratta di un preparato, destinato a causare esplosione, considerato più
sicuro degli altri esplosivi in uso all'epoca della sua scoperta. Era in
realtà un trattamento della pericolosissima nitroglicerina, che veniva
miscelata con sostanze assorbenti a base di farina fossile, onde ottenerne
un
composto granulare stabile. In seguito, però, si riscontrò un'elevata
probabilità di rilascio della nitroglicerina, che riassumeva la forma
liquida e ripresentava quindi i detti problemi di pericolosità, infatti se
la dinamite veniva esposta a temperature basse la nitroglicerina
fuoriusciva, dato che si dilatava con il freddo (come l'acqua) e,
fuoriuscendo dai candelotti di dinamite, le persone che la prendevano
dalle casse con cui veniva trasportata, bastava che toccassero la dinamite
che la nitroglicerina fuoriuscita scoppiasse data la sua altissima
sensibilità. E dopo che ci fu questo problema lo studio si volse poi alla
ricerca di altre materie esplodenti.
Caratteristiche degli esplosivi
Gli esplosivi sono
suddivisi in due tipi fondamentali: i deflagranti, che sviluppano
pressioni di 2000-4000 atmosfere; e i detonanti, che sviluppano pressioni
di 200.000 atmosfere. Il potere esplosivo dipende dalla velocità di
detonazione. Alcuni esplosivi moderni sono estremamente utili per scopi
militari e per determinanti tipi di operazione di innesco delle esplosione
di mine, per l'estrazione di minerali. Le dinamiti si distinguono in
dinamiti a base attiva e dinamiti a base inerte, rispettivamente se la
sostanza assorbente partecipa o non partecipa alla reazione esplosiva.
Dinamite permissiva, dinamite a base mista per uso specifico da miniera di
composizione tale che la massima temperatura e al tempo necessario
all'innesco della miscela esplosiva aria-polvere di carbone o aria-metano.
Esplosivi deflagranti
Alla categoria degli esplosivi deflagranti appartengono principalmente i
cosiddetti esplosivi propellenti e vengono impiegati nella propulsione dei
proiettili nelle armi da fuoco e nei razzi.
Esplosivi detonanti
Gli esplosivi detonanti al cui gruppo appartiene la dinamite, vengono
spesso mescolati con materiali inerti in modo da ridurne la sensibilità e
il potere esplosivo, come, ad esempio, nel caso della dinamite.
Esplosivi da innesco
Per far detonare esplosivi relativamente insensibili è stato utilizzato
per molti anni il fulminato di mercurio Hg(ONC)2, questo non
può essere conservato a temperature troppo alte. Il fulminato è stato
sostituito nei detonatori commerciali e militari dagli acidi di piombo
PbNs dal diazodinitrofenolo e dall'esanitrato di mannitolo.
Gli esplosivi iniziatori vengono anche frequentemente utilizzati come
detonatori secondari fra il detonatore vero e proprio e la carica
principale dell'esplosivo forte nelle bombe o in grandi cartucce.
Esplosivi sicuri
Nelle miniere di carbone l'uso di esplosivi ordinari è estremamente
pericoloso; quindi si utilizzano vari tipi di esplosivi di sicurezza che
minimizzano il pericolo di incendi o esplosioni.
Alfred Nobel
Alfred Nobel, creatore del "Premio Nobel", studiò ingegneria meccanica, e
nell'azienda di famiglia condusse ricerche nell'intento di rendere
maggiormente sicura la nitroglicerina. Nel 1867 Nobel raggiunse il suo
obiettivo: utilizzando una sostanza inerte assorbente per ridurre la
volatilità della nitroglicerina, inventò la dinamite. In diritto la
fabbricazione, la detenzione e l'acquisto di dinamite o di altre materie
esplodenti, allo scopo di attentare alla pubblica incolumità sono punite
con la reclusione da uno a cinque anni.
II resto sussiste anche se oggetto della detenzione dell'acquisto o della
fabbricazione siano sostanze necessarie alla composizione degli
esplodenti.
Il nostro commento
Chi leggerà la nostra relazione sulla dinamite penserà che siamo poco
intelligenti, visto che c’era la possibilità di scegliere tra diverse
invenzioni: l’elettricità, la ruota, l’automobile, il vaccino e molte
altre. Noi abbiamo deciso di fare lo stesso questa ricerca, perché
pensiamo che la dinamite sia veramente servita per aiutare l’umanità. Per
esempio, è stata usata per creare passaggi fra le montagne e per ampliare
le strade, consentendo così un più celere e comodo collegamento fra i
paesi.
La dinamite è stata una grande invenzione di Nobel, l’aspetto negativo lo
si riscontra nell’utilizzo sbagliato da parte degli uomini che l’hanno
impiegata anche per scopi bellici.
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